GINKGO

L’autunno è la stagione in cui la natura rallenta preparandosi alla pausa invernale  e, nel farlo, decide di sfoggiare tutta la sua tavolozza cromatica. È quel momento in cui il panorama cambia senza fare  rumore, passando dal verde estivo ai toni caldi del giallo, del marrone e del rosso, includendo tutte le possibili sfumature intermedie di cui è capace. E questa trasformazione non risparmia gli splendidi ginkgo che ho sotto casa, diventati ormai gli attori principali dell’autunno nel quartiere. Negli anni li ho sempre fotografati di giorno, senza mai pensare di farlo in un contesto diverso: di notte, quando la città abbassa la voce e i contrasti di luce si fanno più intensi e  interessanti.

 

Lungo il Po, tra il Valentino e corso Galileo Galilei, i lampioni illuminano le chiome dorate come quinte teatrali e, sullo sfondo, il palazzo Unipol e i condomini vicini ne diventano la cornice ideale: linee architettoniche rigorose si contrappongono al caos (ordinato) delle foglie, sia sui rami che a terra.

Il tappeto giallo che ricopre il viale crea un effetto quasi ovattato e, se non fosse per il caratteristico — e poco poetico — odore dei frutti degli esemplari femminili, si potrebbe parlare di scena perfetta. Ma ogni spettacolo ha il suo prezzo  che, in questo caso, è… olfattivo!

In una delle foto ho voluto includere anche me stesso, lasciando che il lungo tempo di esposizione mi rendesse evanescente, come se della presenza umana ne dovesse restare solo un accenno, forse perchè di troppo.
Nota tecnica: fotocamera su cavalletto (come per gli altri scatti), esposizione di 4 secondi e mia presenza fissa per soli 2 secondi, tempo dopo il quale mi sono spostato rapidamente fuori dall’inquadratura.

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